Il progetto

Il Progetto Sviluppo e Legalità, esperienza pilota sull’uso sociale dei beni confiscati alla mafia, nasce, sotto l’egida della Prefettura di Palermo, il 30 maggio 2000, quando, in seguito all’emissione da parte dell’Autorità giudiziaria di provvedimenti definitivi di confisca di terreni agricoli e fabbricati rurali appartenuti ai capi del clan dei “corleonesi”, amministratori di appartenenza politica diversa decidono di mettersi assieme e utilizzare quei beni, in stato di abbandono, in modo produttivo e a fini sociali con l’obiettivo di creare nuove opportunità occupazionali per i giovani disoccupati del territorio.

L’iniziativa si realizza in Provincia di Palermo, nell’Alto belice corleonese, contesto territoriale il cui sviluppo socio-economico è stato negativamente condizionato dalla forte presenza della criminalità mafiosa che per diversi anni ne ha governato le sorti producendo notevoli danni sociali e mortificandone le enormi potenzialità di sviluppo per le risorse naturali, paesaggistiche e culturali presenti.

L’idea di fondo del Progetto “Sviluppo e Legalità” è quello di promuovere, in territori ad alta densità mafiosa, cultura imprenditoriale tra i giovani disoccupati locali, prevenendo e recuperando condizioni di disagio e emarginazione, e facendo nascere, al contempo, nuove opportunità di lavoro, attraverso la costituzione di cooperative sociali che dovranno gestire direttamente i beni confiscati assegnati loro dal Consorzio.

Il Progetto si propone, attraverso l’impiego dei beni confiscati alla mafia nei Comuni del Consorzio, da un lato, di sviluppare una serie di filiere produttive nel settore agro-alimentare (produzioni cerealicole, orticole, vitivinicole, ecc.) indirizzate verso le produzioni biologiche e di alta qualità e dall’altro una rete agrituristica che offra ai turisti la possibilità di fruire dei beni prodotti e dell’ambiente.

Il disegno strategico che si intende perseguire è, da un punto di vista sociale, quello di puntare ad obiettivi di integrazione di soggetti economicamente deboli e di contrastare la criminalità organizzata creando una imprenditoria sana e pulita, che attraverso lo sfruttamento dei beni confiscati possa produrre iniziative concrete e durature di recupero del territorio alla legalità, con la creazione di nuovi posti di lavoro, nel rispetto di uno sviluppo sostenibile, da un punto di vista produttivo, quello di un sistema integrato che dia origine a produzioni biologiche di qualità che vengano collocate in segmenti di mercato altamente redditizi, e alle quali potere attribuire un marchio capace di rappresentarle sul mercato, un marchio di legalità.

Siamo di fronte, quindi, ad una esperienza pilota in materia di applicazione della legge sull’uso sociale dei beni confiscati alle mafie, esperienza che oltre a costituire una concreta sfida alla criminalità organizzata, potrebbe contribuire a modificare, in chiave positiva, l’ assetto produttivo delle aree dei Comuni coinvolti, facendo nascere da terreni improduttivi confiscati ai mafiosi un’opportunità di sviluppo, che nel territorio di riferimento significa creare occasioni di lavoro per giovani disoccupati, coniugare legalità e sviluppo.

Non più solo l’antimafia della repressione nelle aule di giustizia, ma anche e principalmente l’antimafia che attraverso le opportunità concorre ad eliminare situazioni di bisogno che costituiscono la linfa vitale della criminalità organizzata.