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Oggi a distanza di dieci anni dalla sua costituzione quello che un giornale locale definiva un sogno, è divenuto realtà.

Grazie all’azione coordinata di Sindaci appartenenti a forze politiche diverse, della Prefettura di Palermo, delle Forze dell’ordine, dei partner del Progetto, dei giovani delle Cooperative e soprattutto del Ministero dell’Interno – Dipartimento della Pubblica Sicurezza, che ha investito rilevanti risorse nell’iniziativa, sfruttando le risorse che erano dei boss e creando sviluppo per contrasto con l’illegalità, tutto il patrimonio confiscato a cosa nostra e assegnato al Consorzio viene utilizzato per finalità produttive e sociali.

Grazie agli investimenti realizzati i beni improduttivi che appartenevano a boss di primo piano come Totò Riina, Bernardo Provenzano, Giovanni Brusca, sono stati recuperati e trasformati in strutture produttive, reimmesse nel circuito dell’economia legale e affidate in gestione a quattro cooperative sociali di giovani (Placido Rizzotto Libera Terra, Lavoro e non solo, Elios, Pio La Torre Libera Terra ) nel frattempo costituite.

Oggi in queste strutture e sui 700 ettari di terre confiscate alla mafia nella nostra disponibilità lavorano circa 100 persone, tra soci delle Cooperative e l’indotto che si è creato nel territorio.

Grazie a questo impegno, nelle terre confiscate alla mafia si produce la pasta, il vino, i meloni, il pomodoro, il miele, le conserve ma anche ceci e lenticchie, prodotti biologici di elevatissima qualità trasformati nei nostri impianti e che è possibile degustare nei nostri centri agrituristici.

Brillante intuizione è anche la commercializzazione e la distribuzione su scala nazionale, sia nei grandi ipermercati che nelle piccole botteghe locali, dei prodotti provenienti dalle terre confiscate.

Trasformare il grano in pasta e l’uva in vino, confezionare i legumi e le conserve, vendere i meloni, ha dato la possibilità di immettere sul mercato, oltre al prodotto, un forte messaggio: si può creare ricchezza dalle terre liberate dalla mafia.

Ricchezza pulita, con una forte ricaduta territoriale, che ha innescato un circolo economico virtuoso in via di continua e rapida espansione e che rappresenta per quelle Comunità segnate dalla presenza mafiosa, il segnale più forte e concreto della riaffermazione dell’autorità dello Stato che, attraverso la creazione di nuove condizioni di sviluppo, ha rafforzato in modo decisivo le condizioni di sicurezza.